PALMENTO COSTANZO, IL VINO PREGIATO CHE SGORGA DALL’ETNA ALLA MILANO TASTING ROOM

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Il Palmento Costanzo, vino della DOC Etna certificato bio prodotto da uve autoctone raccolte manualmente, è molto di più di un buon vino. È il biglietto di ingresso per un’esperienza sensoriale che attraverso la sua degustazione porta il visitatore a scalare le pendici dell’Etna e a immaginare il suo suggestivo panorama.

Allo sguardo il suo colore rosso rubino replica le colate laviche del vulcano, all’olfatto le sue fragranze esplosive evocano i profumi del sottobosco e della ginestra in fiore. Anche il tatto viene coinvolto, grazie all’idea dei pigmenti di polvere lavica impressi sulle etichette del Contrada Santo Spirito Etna Rosso 2015 (che ha incassato il riconoscimento di “Etichetta dell’anno 2019”). Alle papille gustative non resta poi che assaporare il resto del racconto, quello di un terroir antichissimo e unico (composto per il 70% da sabbie vulcaniche) di cui il progetto Palmento Costanzo è degno seppur giovane ambasciatore. A dimostrarlo è il premio conferito dall’Accademia dell’Oscar del Vino di Bibenda 2019 per la categoria di “Vino emergente”.

 

Palmento Costanzo è infatti una rivelazione relativamente giovane: fondata nel 2011, questa cantina nel giro di pochi anni è diventata una delle realtà più originali e interessanti della viticoltura siciliana, anche grazie al contagioso entusiasmo di Valeria Agosta, vera anima dell'azienda, volata di recente a Milano per presentare i suoi vini alla Milano Tasting Room all’interno del ciclo di incontri “Chiacchierando con il produttore”, format ideato da Mauro Bertolli, in cui si degustano grandi vini accompagnati da assaggi e si conosce chi il vino lo pensa, lo fa e lo vende.

 

La filosofia aziendale di Palmento Costanzo, ha sottolineato la titolare della cantina, è tesa a rendere omaggio ai primi vignaioli che hanno fatto la storia della viticoltura etnea e a promuoverne i valori della tradizione all’interno di un percorso di ricerca e qualità. Da qui il restauro conservativo di un antico palmento (il caratteristico luogo dove in passato si pigiavano le uve), la raccolta a mano, la scelta del biologico, ma anche l’innovativo utilizzo di botti in legno a forma ovale che attivano il bâtonnage per effetto dei naturali moti convettivi dei liquidi, senza bisogno di attrezzature esterne.

 

Tra i vini di punta della degustazione, il Rosso DOC Nero di Sei (dedicato all’Etna, sesto vulcano tra quelli più importanti in attività al mondo) e il Mofete Rosato DOP nato nei fondi attraversati da un’antica sciara (colata), che porta al terreno una mineralità importante, favorevole alla fioritura delle ginestre. Ad accompagnare i calici, le delizie preparate ad arte e presentati su pietra lavica dalla Chef Chiara Guenzi: pane nero come il carbone, cous cous alla siciliana e millefoglie di cannolo decorati con rossi spicchi di agrumi siciliani e fiori di sambuco hanno esaltato al meglio ciascun vino e portato in tavola una simbolica <<fetta di territorio>>, quello del vulcanico Parco Naturale dell’Etna, patrimonio UNESCO, da cui non sgorga soltanto lava, ma anche squisito vino DOC certificato bio.

 

Silvia Faccio

 

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