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La Valtellina in Borghi d’Europa, grazie all’azienda agricola Le Strie




 

Il 2018 è l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Borghi d’Europa, la rete internazionale

che collega borghi e territori poco conosciuti, ha inserito la Valtellina nel proprio percorso

informativo, grazie anche all’incontro con l’azienda agricola Le Strie di Ponte in Valtellina.

La passione di Stefano Paolo Luciana e Marisa ha fatto nascere una realtà di assoluta eccellenza, che i giornalisti e i comunicatori di Borghi d’Europa hanno incontrato in Veneto (all’incontro sui vini delle terre estreme) e a Milano, nel corso di degustazioni mirate.

Così il particolarissimo viaggio del gusto verrà raccontato in sei mesi e le Strie saranno anche i ‘ciceroni’ della propria terra.

Tanto per cominciare,le storie delle Streghe, il punto degustazione ( le antiche carceri di Ponte in Valtellina), e, aggiungiamo noi, il Museo etnografico e la splendida Parrocchiale di San Maurizio, dopo averli debitamente coinvolti !

I vini dell’azienda agricola Le Strie sono il frutto della passione di quattro personalità


 

Tali personalità sono: Paolo,Stefano Marisa e Luciana.

Ma il nome dell’azienda stà per ‘streghe’, e si riferisce a tradizioni e ricordi assai presenti in

Valtellina.

Le Streghe della Valtellina

https://lookingformrraincoatblog.wordpress.com/2017/05/22/le-streghe-della-valtellina/

“Nel 1238, papa Gregorio IX affidò ai Domenicani l’importante e storicamente controverso compito di essere giudici del Tribunale dell’Inquisizione, per condannare i comportamenti ritenuti blasfemi o eretici. Un esempio di questa serrata investigazione fu la caccia alle streghe, iniziata nel Trecento e culminata solo nel Settecento.

Queste storie, tra il fantascientifico e il noir, si consumano in secoli in cui la propaganda cristiana non era del tutto riuscita a cancellare le pratiche pagane, specie nella tradizione contadina. L’ignoranza, la paura e la difficoltà durante guerre e carestie, però, fecero in modo che addirittura fra consanguinei ci si accusasse di efferatezze assurde. Purtroppo, per dare una motivazione logica a eventi catastrofici o tristi, quando nemmeno Dio era più d’aiuto, si accusavano gli anelli deboli della società: fanciulli, donne e mentecatti.

A Morbegno, presso il Tribunale (al Convento di Sant’Antonio), l’unica pena capitale fu inflitta il 24 marzo 1438, quando la Barzia da Gerola fu messa al rogo; altre donne inquisite provenivano da Talamona, Morbegno, Mello, Rogolo, Gerola, Albaredo, Cosio, Civo e Berbenno. A Bormio, spesso, la pena era una multa e una segregazione della presunta strega da parte dei famigliari maschi. Diversamente, a Poschiavo nei Grigioni (dei quali la Valtellina era un dominio a quei tempi), dove il Tribunale era laico, le pene di morte furono numerose.

L’inquisizione non era solo un’indagine, ma una tortura. Le presunte streghe erano costrette a spogliarsi davanti a gruppi di uomini ed essere tosate come pecore, in modo che il boia (celebre il Ravetta di Teglio) potesse trovare il bollo del diavolo. Questo dottore, anche ben stipendiato, ispezionava i corpi delle poverette, punzonando brufoli o escrescenze varie con un ago di ottone; qualora non avesse trovato ciò che cercava, scambiava i rigonfiamenti della natura femminile per chiari sintomi demoniaci.

Le streghe venivano tormentate al fine di estorcere le confessioni. Tutte le ree confesse ammisero di: 

Essere diventate streghe dopo un rito iniziatico che consisteva nello scavare una croce nel terreno e sedersi sopra;

Avere partecipato a uno o più sabba, ai quali ci si recava tramite un bastone volante e durante i quali ci si univa carnalmente a Satana, un uomo di bell’aspetto;

Realizzavano i loro unguenti magici tramite i cadaveri dei bambini che dissotterravano personalmente;

Erano in grado di trasformarsi in animali, specie gatti o lupi;

Riuscivano a provocare aborti, a uccidere il bestiame, a far impazzire la gente o a provocare calamità naturali. “

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